Donna che guarda lontano

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Mi trovo a guardare, e a capire una cosa nuova: sapevo che non era facile fare la mamma, e non avevo riflettuto troppo su come fosse fare la figlia, ma ora sono in un momento in cui mi si richiede di essere mamma  e figlia nello stesso momento, devo esserci per i miei figli e per mia madre e prendermi cura di entrambi in un modo che non avevo ancora conosciuto. Vorrei solo che discendesse su loro tutto il bene e la protezione che le mie braccia non bastano a  dare.

Disgusto

Sento disgusto, paura e rabbia. In questi giorni siamo stati assaliti da notizie bruttissime: una ragazzina filmata dalle amiche mentre viene stuprata ubriaca nel bagno di una discoteca; una donna che si uccide perché i video dei suoi rapporti sessuali girano in rete da anni e lei viene insultata e presa in giro da milioni di persone online tutti i giorni; la Sciarelli fa sentire in diretta a Chi l’ha visto una cassetta audio delle violenze subite da una possibile (ma non si sa se sia proprio lei) Emanuela Orlandi 15enne. Solo per dire qualcosa.

Ieri sera dormivo davanti alla tv e mi sono svegliata di soprassalto per i suoni di quella cassetta; mi si è rivoltato lo stomaco… e mi domando anche quale sia l’utilità di fare ascoltare certi documenti al pubblico…

Sono solo pensieri confusi quelli che sto portando qui oggi, chiedo scusa ma sento di dover lasciare un po’ del peso che sento dentro da qualche parte.

Siamo avvezzi o ci stiamo assuefacendo alle peggio cose, a me però fa schifo; fa schifo la curiosità morbosa della gente per contenuti sempre più orribili, privati e intimi, dal sesso alla violenza. Fa schifo che siano quasi sempre donne le vittime, vittime spesso non riconosciute come tali. Fanno schifo anche le parole sprecate, parole stupide che non comprendono, non aiutano, non servono.

Richieste

A volte sento parlare di mariti strani, che aiutano le mogli; anzi, che fanno e basta,  per conto loro. Si svegliano di notte per i neonati, cambiano i pannolini, vanno a fare la spesa. Addirittura c’è gente che si occupa della lavatrice, la carica, la scarica, stende. Ci sono persino mariti che stirano.

A me sembra quasi impossibile, però so che non lo è. Ci sono questi mariti in giro. Forse più di quanto si creda. Il mio non è fra questi.  Il mio non fa una mazza e mai l’ha fatta. Dubito che mai la farà.

 

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Il mio in compenso chiede. Soprattutto di scopare. Il che va bene ma c’è un ostacolo. A me passa la voglia. Possibile che i mariti come il mio non capiscano che il fatto di essere lasciate sempre sole  nella gestione della casa e della famiglia funziona come una cintura di castità? Una cerca di capire, di mediare, di ascoltare… ma poi inevitabilmente sale il rancore. Io sono ancora arrabbiata per cose vecchie, vecchissime. Per quanto mi sono sentita sola in momenti molto difficili. Ok, ti perdono, ce la faccio non so come e ricomincio da zero ma poi tu non devi rompere i coglioni. Non devi pretendere. Perché per me la voglia di scopare è direttamente connessa alla serenità, al rispetto, alla condivisione.  Sarà sbagliato? Non so. Io sento così.

Io, lo yoga e lo Xanax

Ohm

Sono un disastro. Credo di essere l’unica persona al mondo che prima di andare a yoga dovrebbe prendere uno Xanax. Che poi mi dimentico sempre e non lo prendo mai, e tutte le volte me lo ripeto fra me e me.

A me lo yoga mi agita invece di rilassarmi. L’idea che sono lì per rilassarmi mi mette un’agitazione incredibile perché rilassarmi è una cosa che mi è difficile, soprattutto in questo periodo della mia vita. Non che non mi rilassi mai, tutt’altro, ma a yoga molto spesso non ci riesco. Sarà la maestra, sarò io, ma mi sento sempre un po’ sulle spine.

Quando mi prende quel senso di ansia e di sconforto e di impedimento mentre faccio qualche esercizio cerco di guardare davanti a me per trovare immagini ispiranti, cose che mi aiutino a ritrovare la calma. E cosa vedo? La testa dell’allieva più anziana, e il suo collo che spunta dalla camicia a fiorellini. Diciamo che questa visione mi dà tanta forza perché la signora è davvero anzianissima, e mi infonde coraggio con la sua presenza da vecchia saggia, tuttavia pare non sia sufficiente a farmi star meglio. Lo sguardo corre oltre, alla parete di fronte; ci sono quadretti con i chakra illustrati, almeno credo, che vanno abbastanza bene… di solito li fisso e e finisce lì. Oggi però non funzionavano e ho provato a focalizzarmi sul ritratto del guru, che ride allegro. Non vorrei risultare blasfema o irrispettosa ma quell’immagine ridanciana e felice raggiungeva l’effetto opposto (non posso che domandarmi cosa ci sia tanto da ridere e soprattutto come abbia fatto lui a ottenere questo stato d’animo così sereno mentre io manco se mi sforzo con ogni fibra del mio corpo). Accanto al guru, una foto di piedi: sì, un paio di piedoni nudi che non so a chi appartengano. Anche qui soprassediamo, ma di chi saranno quei piedi, mi chiedo. E perché fotografarli? Mah. Certo non fungono da immagine guida, al momento, almeno non per me.

Facciamo la respirazione e il rilassamento ma a me mi vien da piangere, davvero, mi escono pure le lacrime mentre sono lì a terra come una poverina prigioniera dei suoi pensieri. E’ troppo grande il contrasto tra come credo dovrei sentirmi e come mi sento. E dire che nel mio corso c’è gente di tutti i tipi, detto fra noi è un po’ una corte dei miracoli, e fra tutti quanti c’è persino un’attrice famosa. Nonostante ciò, sono l’unica che si inceppa nella fase rilassante. Gli altri ci riescono proprio tutti.

Cerco di prenderla in positivo: è vero, sono unica, magari non è un male.

 

In difesa

Non so se a voi mamme è mai capitata, la sensazione terribile di non saper difendere i vostri bambini. A me sì, e mi fa sentire così male che non vi dico. Dal dentista, ieri, a fare le impronte per l’eventuale apparecchio. Secondo me le signorine sono un po’ brutali, in più la pratica è brutta di suo, e mio figlio ha patito abbastanza (ha la bocca piccola). Ancora un po’ e piangevo. Pensavo che dovevo fermare ‘sto scempio e portarmi via il bambino ma… c’è sempre un ma. Forse nella mia testa ci sono troppi ma che impediscono l’azione. A volte è un bene perché posso riflettere con calma, a volte quando bisognerebbe agire sono bloccata. E il problema è che non riesco quasi mai a capire se la situazione necessita di azione oppure no.

Probabilmente ieri bisognava solo essere pazienti e tranquilli e sopportare quella pratica noiosa, ma in altre occasioni, saprei capire quando si raggiunge il limite? Quando bisogna dire no? Non lo so mica.

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